L’educazione dei figli: danese o maman?

L’educazione dei figli è sempre stato un argomento delicato e complicato da trattare, soprattutto con le stesse mamme, quelle che incontri a scuola o al parco, ma anche con amici e parenti.
Beatrice è sempre stata una bambina super attiva, allegra, molto sveglia e indipendente. Con la nascita della sorellina e l’età, sono arrivati anche i capricci, che a volte sfociano in attimi di puro terrore (mio) e di decisi NO (suoi).

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Per scelta ho preferito tenerla a casa dal nido e farmi aiutare da una tata, fino ad ottobre, quando ha iniziato ad andare alla sezione Primavera. A scuola si diverte tantissimo, anche se tutte le mattine fa grandi scene perché non vuole andare. Ho deciso così di darmi alla lettura di diversi manuali di educazione: quello danese e quello maman.

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L’educazione secondo il metodo danese

Ho letto Il metodo danese per crescere bambini felici. Mi sono ritrovata moltissimo in questo libro. Un po’ perché è il mio periodo Hygge, tutto divano, Netflix, tisane e bagno caldo, e un po’ perché  sto già utilizzando alcune regole descritte dalle due autrici Jessica Alexander e Iben Sandahl.

  1. Lasciateli esplorare da soli. Abito a Milano, in centro e certo non abito in mezzo ala natura come i danesi, ma ho un bellissimo parco proprio vicino a casa. Questo basta per far felice le bimbe. Qui Bea può andare tranquillamente in giro, prendendo sassolini o cercando di salire su un albero. Non sempre i bimbi hanno bisogno di un gioco vero e proprio. A lei basta avere una pozzanghera ed un legnetto e in un attimo si trasforma in pescatore!
  2. Spegnete tutto. La televisione e tutti gli apparecchi elettronici. L’immaginazione è la cosa più importante. Su questo punto faccio molta fatica, io che vivo perennemente (e forse troppo) con il telefono in mano.
  3. Lasciate che giochino da soli. Ultimamente sia Bea che Bianca riescono a giocare per pochi minuti da sole. Bea però ha bisogno molto spesso della mia presenza, proprio fisica, vicino a lei, anche se poi colora da sola.
  4. Create un percorso a ostacoli. Noi in sala abbiamo creato il Ninja Warrior tra divano, poltrona e infine capriola. Bea si diverte un sacco. Abbiamo anche un materasso che lei usa per saltare. È per terra, così non rischia di farsi male, ma per lei è come avere un parco giochi in casa.
  5. La protesta è una reazione a qualcosa, è una forma di comunicazione. Quindi prima di sgridare vostro figlio cercate di capire che cos’è successo, perché si è comportato in un determinato modo o perché ha cominciato a fare capricci. Se comincia a piangere cercate di cambiare discorso. Io ultimamente sto provando a raccontare delle storie a Bea. Appena comincia a fare qualche capriccio, prima provo a capire che cos’ha, ma se lei non vuole parlare allora cambio argomento e le racconto la storia del pesce rosso. Me la sono inventata al momento, ma almeno la fa smettere.

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La cosa che amo di più del metodo danese è proprio lo stile di vita che sta dietro a tutto. Qualcosa di intimo e accogliente, un momento che ti fa sentire bene, caldo e coccolato. Come se fosse sempre Natale. Qualche settimana fa siamo stati al Be Nordic, la fiera dei Paesi del Nord e lì ho preso il giuramento Hygge, che ho appeso in cucina, ma di questo vi parlerò un’altra volta.

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L’educazione secondo il metodo maman

Per tornare all’educazione, non volendomi fermare solo al metodo danese, ho acquistato Il metodo maman, scritto da Pamela Druckerman, giornalista americana che vive a Parigi. Vivendo nella Ville Lumiere ha scoperto che i bambini non fanno capricci, finiscono quello che hanno nel piatto, non interrompono gli adulti, vanno a letto presto e lasciano tranquilli i genitori.

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Che cosa ho amato di questo libro e che cosa sto cercando di mettere in pratica per l’educazione delle due pesti?
Per quanto riguarda il cibo, che Bea non ama in modo particolare, cerco almeno di farle assaggiare tutto, in modo tale che possa almeno dire che non le piace.
Usare un tono di voce più autoritario, più forte e credere di più in me stessa. Beatrice dice sempre che sono la sua migliore amica. Mi piace tantissimo questo rapporto, ma devo anche farle capire che non può decidere sempre lei. Quando le dico no (pochissime volte) è NO.
Per quanto riguarda invece la nanna ho delle difficoltà a mettere in pratica questo metodo. Bianca e Beatrice dormono nella stessa stanza. Quando la più piccola si sveglia di notte, secondo il metodo Maman dovrei prendermi una “pausa” prima di andare a prenderla. Dovrei aspettare 5-10 minuti in modo tale che si calmi da sola e si riaddormenti. Il problema è che potrebbe svegliare Bea e allora lì addio sonno.

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Insomma, tra i due metodi di educazione mi ritrovo sicuramente di più in quello danese, ma alla fine, come mi ha scritto il mio amico Sandro: Meglio il metodo Melly e Al. Guai a te se segui i libri! Il miglior manuale è seguire le vostre figlie, ascoltarle e stare in relazione con loro!

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